Restez avec moi

Ho anche avuto un goul, una volta, che come animaletto da compagnia si era scelto un cacatua. Era rosa ed aveva una deliziosa cresta rossa e gialla. La ma petite tête du coucher du soleil, lo chiamavo.
Cio` che mi spinse a rendere il suo padrone un mio aiutante – quel caro ragazzo! Si chiamava Gavin, ed aveva gli occhi pieni della vacuita` delle grandi acque su cui aveva navigato fin da bambino – dicevo, cio` che mi spinse a sceglierlo, fu che aveva insegnato al suo oiseau una cosa che mi colpi` profondamente.

Ero in Australia per un viaggio d`affari, forse durante la meta` del Diciannovesimo.
Una sera umida d`estate mi rilassavo godendo della meravigliosa compagnia che quelle coste baciate dagli dei avevano da offrirmi. In un bordello. Succedono sempre cose interessanti, nei bordelli; sono pieni di gente che fa piacere conoscere, mais oui. Gavin era il guardarobiere, e se ne stava li` nel suo angolino, al bancone, giocando a carte ora, accarezzando il cacatua poi.
Mentre ero li` che raccontavo di quando avevo conosciuto l`Imperatore durante un viaggio nell`Estremo Oriente, il pennuto aveva iniziato a parlare. Fu grande la mia sorpresa, talmente grande che non potei trattenermi. Credo d`aver riso per una buona mezz`ora. Ero deliziato, absolument!
Chiesi immediatamente a Gavin se poteva vendermi il prodigio, ma un po` grattandosi, un po` sputacchiando, mi spiego` come il pennuto fosse incapace di vivere lontano da lui. Gli astanti confermarono le sue parole (in molti avevano rubato l`animale, per poi riportarlo entro poco poiche` si rifiutava di spiccicare anche solo un verso).

<Restez avec moi>, dissi all`uomo.
<Che?>, rispose lui.
Risi, spiegandogli cosa sarebbe divenuta la sua vita da quel giorno in poi – perche` avrebbe accettato, non avevo dubbi.
<Cacca tua!>, diceva, intanto la magnifica bestia.
<Cacca tua!>

Potevo non tenermi accanto una creatura del genere?

(Peccato solo non averlo potuto far vedere a Ramtha e Laszlo. Sono certo che l`avrebbero apprezzato.)

Je ne sais pas

Io non capisco che problemi abbiate voialtri avec le sexe.
Créatures, c’est magnifique, come potete sfuggirlo?
Lo scambio di fluidi, il calore (il CALORE!) che aumenta tra le anime, gli ansimi, i muscoli, il sudore, i pugni, le unghie. Stupefacente.

E’ la celebrazione della vita, vraiment. Perché rifiutate un festeggiamento così gioioso, così vostro? Ce l’avete nella carne, mortali. Smettetela di farvi violenza fingendo che non vi interessi. C’era più sincerità tra le montagne medioevali dove sono cresciuto che non in questa “società sviluppata” di cui tanto vi vantate.
Perché scappare? Perché negare? E’ scientificamente provato che un’attività sessuale regolare – meglio se appagante – è garanzia di benessere:

  • aumenta le difese dell’organismo, allunga la vita, riduce ansia e insonnia.
  • fa bene al cuore perché, grazie alla produzione di adrenalina e noradrenalina, esercita un’azione cardio-stimolante: durante l’atto sessuale il cuore batte più forte e questo lo mantiene “allenato”, migliorando anche la circolazione sanguigna.

Voglio dire, il sesso è consigliato anche a chi è stato colpito da infarto: chi ha ripreso un’attività sessuale soddisfacente ha avuto notevoli miglioramenti anche nel recupero della funzionalità cardiaca.

Eh! Dovrò mica darvi altri motivi? C’est sacré – soprattutto se lo fate con me. (Oh, se lo fate con me posso garantirvi che non potrete più farne a meno. E’ una delle esperienze più indescrivibili che potrete mai vivere.)
(Anzi no, una parola per descriverla esiste: PERFECTION.)

Com’è possibile che non celebriate la Vita ogni qualvolta se ne presenti l’occasione? Inconcevable!

Il richiamo della carne è qualcosa di eccezionale, io a volte mi sento quasi come se non potessi più mantenere il controllo. Come fate, voi, a resistere per mesi? Anni addirittura. ANNI!
L’istinto di sopravvivenza della specie è una realtà deliziosa, dategli ascolto un po’ più spesso, vi prometto che non ve ne pentirete (e vivrete anche più a lungo!).

Dove sono le dita che stringono la carne?
Ci si disegna i visi addosso, quando si fa all’amore, non lo capite?
Come fate a non ubriacarvi di tutto questo?

Mais je ne sais pas.
Io non vi capisco.

Il mestiere più vecchio del mondo

Ne ho conosciute molte, di amanti a pagamento. Sono tra le creature più interessanti che io abbia mai avuto il piacere di frequentare.

Non siamo molto diversi, noi e loro. Entrambi succhiamo la vita, entrambi vi diamo sensazioni che non potete trovare altrove – e lo ammetto senza problemi, io in questo sono anche più bravo di altri.

Ogni tanto mi capita di pensare a quelle che ho incontrato, accorgendomi di riassumerle in tre tipologie:

  • le prime, che fanno ciò che fanno perché è un lavoro come un altro, eternamente in salvo da qualsivoglia crisi economica o sociale (suvvia, ammettetelo, ci sarà sempre qualcuno a pagare per delle gambe aperte piuttosto che per una pasticceria la domenica sera). Fingono l’amplesso e poi tornano ai loro appartamenti a, je ne sais pas, preparare la cena per i figli.
  • le seconde, che lo fanno perché gli piace farlo, simplement. Un mestiere sublimato quasi ad Arte. C’è una dedizione, sui loro volti, una felicità soddisfatta che pochi hanno la fortuna di provare lavorando.
  • le terze, enfin, mes préferées. Quelle che lo fanno perché non hanno altra scelta: vendute, ripudiate, abbandonate. Potrebbero anche scappare via, ad un certo punto, ma dove potrebbero andare – si chiedono – con quei corpi ributtanti? (A parer loro, eh, io li trovo sempre bellissimi.) C’è un vuoto, nei loro occhi, un automatismo nei movimenti e nei sorrisi. Così prive di sentire, totalmente svuotate. L’unico sentimento che gli è rimasto è la paura (perché quella non la potete atrofizzare, mes douces, non è come l’amore che va alimentato, curato). La paura è ossa, è istinto. La paura è sangue. E voi non potete capire il piacere che provo quando, levatesi le vesti, stanno lì docili ad aspettare. Quando alzano lo sguardo e, finalmente, mi vedono – perché glielo permetto, in un dono non richiesto. Non potete capire la gioia di sentire l’urlo che si strozza nelle loro gole, raggomitolato tra la lingua e la laringe. Tutta la vita ritrovata in un attimo di terrore.

Délicieuse.

Il respiro delle calli

La notte a Venezia non è fatta per parlare. E’ fatta per passeggiare, sospirare, ammirare.
La notte, a Venezia, direste che il tempo s’è fermato ad un’età imprecisata del passato – soprattutto quando camminate per quelle callette prive di lampioni, dove svanite abbracciati dal buio.

Ogni tanto fermatevi lungo la strada che vi riporta a casa, la notte. Aspettate che si plachino le eco dei vostri tacchi, rilassatevi – rilassatevi, vi prego. Venezia è una Signora meravigliosa, non vi sarà fatto alcun male, qui, ve lo prometto. Quindi calmate il battito del cuore, rallentate il respiro e ascoltate.

Sentite?
Potete anche chiudere gli occhi, se vi è d’aiuto.
Li sentite, adesso, i respiri di Venezia? Sospira. Si gira nel suo giaciglio di melma e acqua torbida.
Produce i suoni di una creatura che riposa: il vento che passa tra le calli sono i suoi sospiri; gli sporadici richiami dei gabbiani i suoi gemiti. La luce riflessa sull’acqua il movimento delle palpebre abbassate – che sogna lei, come tutti noi. Sogna.

Non è bellissima? E voi siete nel suo cuore, contribuite a creare i suoi sogni. Ci siete solo voi.
Non avete più paura adesso, vero? Perché dovreste averne? Siete il battito di un cuore antico come l’Amore.
La notte a Venezia camminate coi fantasmi.
La notte, a Venezia, è fatta di occhi che brillano.

Restate così, rilassati.

Sapete? Il vostro sangue è molto più saporito quando fruite della Bellezza che vi circonda.

Gente semplice

Mes chères, benvenuti in mia casa. Molti di voi mi conosceranno già, ma per coloro che giungono qui per la prima volta, ebbene, asseyez-vous s’il vous plait. Gradite qualcosa da bere? Vi basta alzare la mano ed un mio domestico verrà a soddisfare ogni vostra richiesta… Ogni. Vostra. Richiesta.
(Bill, per me un bicchiere di moro, per favore.)
Allora, dunque, eccoci. Vi piace l’arredamento? Ho scelto di incontrarci qui per stare un po’ più tranquilli, lontani dallo sferragliare delle macchine e dalla frenesia del XXI° secolo. Nel caso v’incuriosisse, è Morricone quello che state ascoltando. C’è più bisogno di amore, a questo mondo, e io tento sempre di condividerne il più possibile.
(Grazie Bill, puoi sederti anche adesso.)

Io sono Sip. Sono un uomo come tanti – solo più bello, sono sicuro ne converrete anche voi.
Sono nato francese, sono cresciuto viaggiatore e ad oggi sono un semplice uomo d’affari.
Se vorrete tornare a trovarmi vi racconterò dei miei viaggi, dei miei amici, delle mie genti. Perché dovete sapere che appartengo a quella categoria volgarmente detta “vampirica”; io preferisco chiamarmi “Figlio della Notte”.

Non spaventatevi, siamo gente semplice, qui. Ci piace ciò che piace a voi, sapete? Festeggiamo la magia della vita, l’amore, l’amicizia, la Bellezza. Le piccole cose, insomma. Solamente perché i nostri bioritmi sono un po’…diversi, non significa che non si possa essere amici.

Se vorrete tornare, io sarò qui, disposto a rispondere a qualunque vostra domanda.
La strada ormai la conoscete~